Sabina Guarnieri

Sabina, ci conosciamo da qualche anno come “amiche di strada”, di Te ho l’immagine di una retaker che agisce in modalità piuttosto solitaria eppure molto determinata

“sono sempre stata una che abbracciava le battaglie. Benchè fossi ancora una ragazzina, ricordo gli anni di quelle civili di divorzio e aborto, seguivo tutto, avevo le idee molto chiare al riguardo. I miei primi quindici anni di vita sono stati felici e liberi, nello stretto rapporto con la natura. Vivevamo in quella che era l’oasi di Casalpalocco, siamo stati tra i pionieri, era un mondo cosmopolita con famiglie multiculturali molto legate tra loro, noi ragazzini stavamo sempre per strada, io giravo spesso scalza, una selvaggia, il problema era quando entravo al supermercato nella parte dei surgelati..! La mia è stata un’infanzia gioiosa, nel 1964 a Casalpalocco non c’era niente, qualche alberello, un solo centro di aggregazione all’Isola Verde dove nacque la prima Polisportiva: mio Padre, che ai suoi tempi era stato Akela degli Scout nazionali, ha contributo alla sua realizzazione. Si praticavano diverse attività sportive, io ero una buona nuotatrice e mio Padre divenne il responsabile del Nuoto. Gli ultimi anni mi allenavo tutti i giorni, prima e dopo scuola, insomma una vita di natura, sport, aria aperta, mare. La nostra scuola elementare era circondata da campi fioriti, ci trovavamo spesso le pecore fuori casa! Quel quartiere è stato pensato sul modello americano, crescere lì, e allora, è stato un privilegio. Poi, ai miei 16 anni, è cambiato tutto”

ti è cambiata la voce, si è intristita

“l’anno che ha preceduto il nostro trasloco a Milano ha avuto un impatto brutale su di me, capivo che mi stavo sradicando dalla scuola, dagli amici e da quel paradiso logistico e relazionale che era per noi Casalpalocco. Poi il trauma si è conclamato nell’impatto con la città, ho conosciuto la Milano degli anni ’70, quella brutta ed inquinata. Io ero una ragazza inquieta, richiedente, sapevo molto bene quello che volevo, chiedevo ai miei che mi facessero fare esperienze naturalistiche, volevo andare ai campi estivi, ma purtroppo mi sono sentita dire molti NO. I miei genitori erano persone entrambe colte, laureate, eppure in quegli anni il modello sociale non accettava facilmente che una ragazza potesse muoversi in autonomia; per me era un po’ un assurdo, mi avevano fatto studiare l’inglese dai 7 anni e poi a 18 non mi fecero andare ai campi del National Trust! Forse anche per questo mi sono sposata molto giovane, a ventidue anni ho praticamente deciso di liberarmi dal giogo familiare. Ho incontrato un piemontese e dopo due soli anni trascorrevamo la prima notte di nozze in tenda vicino al Moncenisio, ero un’adulta indipendente, o almeno credevo”

dove siete andati a vivere?

“per noi vivere in città era inaccettabile, ci siamo trasferiti a Motta Visconti vicino al Parco del Ticino, in campagna, io non sto volentieri in città, la patisco. Dopo due anni di matrimonio è nato Gabriele, quando ne aveva cinque mi sono separata e ho cambiato lavoro iniziando la mia attività nel turismo, sono dovuta ritornare a Milano e ho scelto di abitare sui Navigli. Poi, sul lavoro, è arrivato l’incontro con quello che è diventato il mio secondo marito, un brianzolo di padre contadino, ben 14 fratelli mio suocero e 6 mia suocera, una realtà ambientale e familiare molto distante da me, nella quale ho vissuto per 19 anni. Avevo infatti deciso di tornare a vivere fuori Milano, ho affittato la mia casa e mi sono trasferita a Sovico, un piccolo paese di solo 6000 persone, dove viveva mio marito, un contesto che mi ha consentito di riprendere contatto con la natura. Per i miei suoceri non è stato per nulla facile accettare una nuora divorziata e madre di un figlio, ma credo che sia stato anche il comune amore per la terra ad avermi avvicinato a mio suocero: da lui ho imparato stando al suo fianco nell’orto, avevamo parecchi animali da cortile, l’habitat mi era confacente: amo moltissimo gli animali, posso definirmi una gattara, ma mi piace che vivano liberi e che ci siano i giusti confini tra loro e noi umani, non li vivo come surrogati affettivi. Quando un anno fa è morta Olivia, il coniglietto nero con i calzini bianchi che presi nel 2014 per mia figlia Irene, ho voluto che si spegnesse tra le nostre braccia, non ci siamo accaniti per tenerla in vita, ci siamo piante l’anima e l’abbiamo seppellita in giardino, ma poi ce ne siamo distaccate. Io penso che gli animali non debbano lenire le nostre tristezze: anche se può suonare politicamente scorretto, in questi tempi di diffusa dipendenza affettiva da loro, a me irrita questa dipendenza esagerata dagli animali domestici.

Facevo la pendolare tra Milano e la nostra casa in campagna, un’ora ad andare e una a venire, ma poi ritrovavo la pace. In quegli anni ho appreso concretamente a seguire la stagionalità dei prodotti agricoli, si facevano tante conserve, e mi sentivo in sintonia con quei ritmi. In quella dimensione era naturale anche fare il compostaggio dell’umido, sotto il profilo ecologico mio suocero era avanti (perchè seguiva la tradizione del passato!) ed io imparavo e sentivo di appartenere a tutto questo. A distanza di 14 anni dal mio primo figlio sono nate le nostre tre gemelle: era il 1996, io avevo 37 anni e ho sfiorato la morte, il parto è stato tragico, posso dirmi viva per miracolo: il 31 dicembre sono nate le mie pupe, io sono sopravvissuta a rianimazione e diversi interventi, e siamo riuscite a rientrare a casa il 24 febbraio, ad aiutarci una giovane tata molisana/brianzola, la nostra cara Assunta, di nome e di fatto.. Questa esperienza drammatica ha drasticamente cambiato la mia prospettiva di fronte alla vita”

Sabina Guarnieri

dimmi ancora del tuo rapporto con la dimensione naturale

“Avevo la fortuna di poterci stare a contatto nei momenti liberi e l’ho sempre rincorsa anche nelle scelte formative per i miei figli. Gabriele è stato in campi vacanza organizzati da WWF e Legambiente, uno in Val Senales e l’altro nel Parco del Castello di Miramare in Friuli: certo lui era molto piccolo, ma credo sia stata una scelta giusta. Agli inizi degli anni 2000, con le bimbe, abbiamo preso parte ai World Clean up sempre di Legambiente, andando insieme a pulire in giro per la Brianza. Ho avuto una gran fortuna con i loro insegnanti delle elementari, erano un team affiatatissimo, lavoravano tanto sull’ambiente, portavano i bambini sul Lambro, in campagna, si andava in giro per fattorie, si faceva sport e si coltivava la musica, perchè la scuola era proprio ad indirizzo musicale e quindi seguivano sia lezioni individuali che di orchestra. Penso che avere ricevuto questo modello didattico sia stato un privilegio, ne sono e ne ero ben conscia. Poi, di nuovo un profondo cambiamento nella mia vita, tra il 2008 e il 2012 mi sono trovata ad assistere i miei suoceri e i miei genitori malati, nel 2012 ero ridotta ai minimi termini, è stata davvero durissima e poi è arrivata la separazione da mio marito… Di nuovo dovevo, e volevo, cambiare mondo, stavolta con le mie tre ragazze, perchè il grande era ormai sposato e medico: nel frattempo avevo venduto il mio piccolo appartamento sui Navigli per aiutare i miei a riscattare la loro casa dell’INPDAI, vicino alla Bocconi dove io però non volevo vivere.

Per ricominciare ho scelto invece Monza,dove studiavano le figlie: è una cittadina curata, efficiente, con tanta storia alle spalle, ordine, pulizia, una dimensione molto vivibile ma umanamente fredda. Sono stati anni di grande isolamento personale, le mie figlie si sono molto ben inserite mentre io non avevo alcuna sponda sociale ed affettiva. Ho lavorato tanto tanto, ero free lance per una scuola di Inglese ed avevo ripreso a fare l’accompagnatrice turistica, viaggiavo spesso, insomma anni duri, ho stretto i denti per accompagnare la crescita delle ragazze e incominciare ad offrire loro le prime opportunità formative, non volevo negare loro niente che stesse loro a cuore, non volevo potessero scontare i NO brucianti che avevo vissuto io nella mia adolescenza. Poi il caso ha voluto che, per fortuna, riprendessi i contatti con i miei amici giovanili di Casalpalocco. Sono stata accolta con tanto calore, negli anni mi sono resa conto di avere giocato un ruolo determinante nel ricompattarci tra noi: adesso, nel prendere felicemente atto che stiamo facendo famiglia, alcune delle mie amiche dicono “certo che se non arrivava Bibi a rimetterci insieme!”… sì perché ad un certo punto ho compreso che Casalpalocco mi richiamava a sé e sono ritornata dopo anni dalla mia ultima visita e a fine ottobre 2015 mi sono trasferita in via definitiva, a 40 anni e un mese dal nostro trasloco a Milano.

Ho ritrovato una Casalpalocco parecchio degradata, moltissimo era cambiato – quando io ci abitavo non c’era neanche l’ombra di Infernetto, Malafede, Mezzocamino, La Madonnetta, tutto era nuovo per me – ma ho trovato una confortante rete affettiva. Negli anni che hanno preceduto il mio trasferimento ho fatto in modo che le ragazze concludessero le Superiori, si sono diplomate in modo ottimo, la mia squadretta insomma era singolare ma anche brillante! Guia ha deciso di trasferirsi a studiare in Inghilterra e grazie alla sua spiccata determinazione ha fatto tutto da sola, io l’ho poi accompagnata armi e bagagli fino a Lincoln, ed ora vive e lavora a Londra. Le altre due sono andate al Politecnico e alla Scuola di Mediazione linguistica di Milano, ho voluto che non rinunciassero all’Erasmus, rispettivamente in Finlandia e in Germania. Ho lavorato molto per non negare loro niente riguardo allo studio, affinchè i loro desideri potessero prendere forma, contavano prima di ogni cosa per me. Rispetto alla mia nuova sistemazione romana volevo che si abituassero all’idea e a vedere nella mia nuova vita e nella nuova casa un posto che fosse anche il loro. Casalpalocco le avvicinava al mare e la casa può ospitare i loro amici. Ho un villino a schiera vicino al Canale, con il giardino davanti e dietro, il portico e la possibilità di stare ancora una volta a contatto con la natura”

Sabina Guarnieri

una Casalpalocco praticamente irriconoscibile per Te: perché l’hai definita degradata?

“le zone limitrofe che ti dicevo hanno fatto aumentare il traffico, ho ritrovato troppi muri imbrattati, ben pochi sapevano come gestire la raccolta porta a porta che era stata instaurata nel 2015: io trovavo e trovo che sia una cosa inaudita, vengo da una cultura di senso civico di un paesino del Nord dove questi comportamenti erano da anni del tutto radicati, ovvi; non sopporto che molti non vogliano fare la propria parte per pigrizia e sciatteria. Pensa che mi incaponisco a usare l’acqua in cui lavo le verdure per innaffiare ed uso sacchettini riutilizzabili a retina per la spesa delle verdure al mercato..

Un giorno di aprile del 2016, in bici, ho incontrato un signore allampanato che stava verniciando una panchina insieme ad una ragazzina nel parco giochi all’Isola 45, il solo parco giochi comunale di Palocco e per questo motivo trascurato: quello è stato il mio primo incontro con Micky Calvano! Sono stata accolta con calore e Micky mi ha anticipato che di lì a poco ci avrebbe raggiunto un suo amico carissimo ma “inaffidabile” e fu così che si incarnò Vito Sgro, ciondolante, un fantasma del passato per me, ci conoscevamo da piccoli, si ricordava bene di me perché ero stata la fidanzatina di un suo caro amico.. si stavano riallacciando le fila della mia vita..”

hai fatto parte del gruppo Retakeroma Palocco per diversi anni: che cosa ti ha dato quella intensa esperienza?

“certamente tante belle amicizie,con alcuni di loro proprio amicizie importanti, le considero un regalo di Retake. E poi mi ha ricondotta in una dimensione che è connaturata in me, quella dell’insegnamento (il mio attuale lavoro): per questo mi appassiona il format Retake Scuole. Il primo Retake al quale ho preso parte fu presso la scuola elementare Tullia Zevi, era stato promosso da Leandra ed animato da Guenda Palma, mi piacque tantissimo l’atmosfera di grande scambio tra noi, i bambini ed i genitori. Dal 2016 al 2019 ho fatto strettamente parte di quel gruppo di pazzi scriteriati che lavoravano in maniera indefessa, anche il 31 dicembre e i 15 agosto, mi sono presa ben due colpi di sole per mia imprudenza! Io ed altri, godendo della bella stagione, ci attrezzavano e andavamo a ripulire i pali dagli adesivi abusivi, l’ho fatto tante volte anche da sola nelle sere estive, con le cuffiette per la musica infilate nelle orecchie, a Palocco 84 dove vivo.”

che tipo di giovamento personale ne traevi?

“per me è un’attività rilassante e gratificante e, anche se sono un po’ un lupo solitario, di Retake apprezzo molto la dimensione sociale, perché c’è, pur continuando ad amare anche la solitudine: riesco a conciliare felicemente entrambe le mie anime. Quando socializziamo tra noi io perlopiù ci sono, tanti Capodanni li abbiamo festeggiati insieme. Questo è un grande valore aggiunto che ho ereditato. E un altro aspetto apprezzo molto, il fare, la concretezza, il lavorare con le mani: il primo che mi ha insegnato a farlo è stato mio Padre, poi ho continuato con mio suocero. Quando mio Padre mi chiese di preparare il nostro primo albero di Natale insieme mi insegnò a gestire la parte elettrica e la sua lezione sul do it yourself mi è rimasta. Adesso sto sistemando il pergolato del mio giardino con la levigatrice, per me è fatica, polvere, tempo, ma finchè riesco lo faccio, anche questo tipo di attività mi appartiene”

di recente hai dato slancio ad un bellissimo Beach Retake ad Ostia!

“da anni sono legata alla Soutlands International School di Casalpalocco, il primo contatto come Retake lo abbiamo avuto anni fa con Guenda Palma e Sarah Delle Fratte: insieme abbiamo animato diversi stimolanti Speak up con i ragazzi. Io non mi imbarazzo a parlare davanti ad un pubblico, l’ho appreso per lavoro e poi qui l’obiettivo della comunicazione è centrale, importantissimo. Per questo sono orgogliosa di aver potuto partecipare anche alla maratona di Speak up che abbiamo condiviso nel gennaio 2018 all’Istituto Arangio Ruiz, ricordi? Incontrando 1000 adolescenti in due giorni!

Il nostro massimo obiettivo è arrivare ai ragazzi. Alla Southlands talvolta faccio supplenze, faccio da traduttrice, da insegnante d’italiano per alcuni membri dello staff straniero. Quando si è iniziato a valutare che tipo di contenuti proporre per il loro progetto Eco School, gioco forza hanno visto in Retake un partner ideale, ed è stato quindi naturale che io fossi il trait d’union fra Southlands e Retake Casal Palocco, sostenuta da Marina, nostra admin, che ha organizzato benissimo il tutto. Il giorno prima dell’evento io mi sono dedicata a due Speak up on line in inglese tarati per i bambini piccoli e per i grandi”

in che modo Retake ti corrisponde?

“porta avanti principi che io mi porto avanti da sempre nella mia quotidianità, corrisponde al mio modo di vivere, che perseguo, coi miei limiti, con convinzione, anche se a volte confesso che mi cadono le braccia. Mi sento piuttosto pessimista rispetto al futuro, capisco che le giovani generazioni siano spaesate e non vedano ragioni e valori di riferimento credibili, abbiamo lasciato loro un modo che frana.. Avverto grandi lacune di civiltà, non ravvedo più obiettivi, desideri, colgo apatia. Tutto questo si scontra con il mio idealismo, la passione e l’impegno con i quali ho sempre vissuto. Anche in occasione del Beach Clean Up, nonostante abbiamo pubblicato due post al riguardo, la risposta della comunità di Casal Palocco non c’è stata, alcuni si sono giusto lamentati di non essere stati avvisati..Per fortuna la comunità di Southlands ha invece risposto con enorme entusiasmo e desiderano replicare: sono molto soddisfatti e vorrebbero prendere parte ad altre iniziative. Queste frange di entusiasmo vanno alimentate”

che ne è della donna solitaria che si affaccia di tanto in tanto in Te?

“Lei prende e parte per conto suo. Zambia, Canada, Libano, Stati Uniti on the road, magari solo Palermo in giornata al volo! Ma a Casalpalocco ho ritrovato casa e anche grazie a Retake tanto tanto calore, in questo senso la vita mi sta compensando, molti aspetti sembrano riallinearsi e trovare armonia”

Sabina Guarnieri