Paolo Monteverde

Paolo, immagino che chiunque ti conosca come retaker non possa che pensarti con la idropulitrice…

immagino di sì, anche se i miei esordi sono stati ben diversi

come sei arrivato a Retake?

come molti di noi ero saturo dal degrado che mi circondava. Era il 2014, lo ricordo bene perché mia moglie era incinta della nostra prima figlia. Un giorno, in Centro, ho incontrato dei volontari che toglievano adesivi con dei raschietti, ho trovato la cosa interessante per una città come Roma, anche perché era la stessa cosa che già facevo anche io, da solo, togliendo adesivi dal mio cancello ogni volta che li rimettevano. Volevo quindi replicare l’iniziativa di volontariato di gruppo anche nel mio quartiere, Monteverde Vecchio. Cercai in rete associazioni che facessero qualcosa di simile in Internet e mentre cercavo iniziai già concretamente a creare un mio gruppo “Volontari Monteverde” su Facebook e ad invitare le persone del quartiere che conoscevo. A distanza di poco tempo trovai su Internet che esisteva Retake Roma con un gruppo che si occupava di Monteverde, verificai bene se avesse gli stessi obiettivi che mi stavo prefiggendo io e così li contattai per capire se potevamo collaborare o se potevo aggregarmi. Mi fu proposto di partecipare ad un evento, il mio primo Retake in strada, a Piazza Scotti. Rimasi affascinato nell’osservare che c’erano altre persone che volevano dedicarsi a migliorare il quartiere proprio come io volevo fare e nel constatare quanto fosse più bello farlo in gruppo invece che da solo. Il gruppo Retake per Monteverde esisteva già, ma abbracciava un territorio molto vasto (Monteverde Vecchio, Nuovo e Portuense), così chiesi di poter creare e seguire un gruppo focalizzato solo su Monteverde Vecchio: ci stava tutto che uno come me volesse prendersi in carico una parte e infatti mi fu accordato. Cambiai nome al mio gruppo facebook e da quel momento si chiamò “Retake Roma Monteverde Vecchio”.

che cosa ricordi del primo Retake organizzato da te?

ricordo che agimmo solo in tre o quattro volontari, a Piazza San Pancrazio, armati solo di un raschietto e di una scaletta.

un approccio minimale in aperto contrasto con il vero e proprio arsenale di cui ti sei dotato negli anni!

in effetti ora ho molti materiali ed attrezzature acquisiti nel tempo. Anche troppe cose, dato che tengo tutto nel mio box e … quasi non ci entro più io con la macchina!  Un disagio, ma in molte circostanze si sono rivelati davvero utili. Mi viene da sorridere ripensando alla mia prima idropulitrice elettrica, quella mia personale che impiegai in alcuni retake: piccola, con poca potenza, che aveva bisogno di corrente per funzionare; nonostante ciò ne andavo fiero perché quasi nessun gruppo Retake la aveva ancora. Ma mai avrei immaginato che di lì a breve ci sarebbe stato un upgrade spettacolare, tramite una generosa donazione…

che cosa è accaduto?

siamo stati contattati dalla AUR, l’American University of Rome che aveva intenzione di supportare associazioni impegnate nel sociale e scelse noi, donandoci una idropulitrice a benzina molto più potente di quella che avevamo, e che ci consegnò con tanto di cerimonia solenne.. fu un momento di confondente incredulità, per noi quell’attrezzo ha significato la svolta!

Monteverde è caratterizzato da una bellissima edilizia residenziale con fascioni in travertino molto spesso vandalizzati, una vera piaga

sì, è una grande sofferenza vedere lo stato di degrado di moltissime abitazioni e la rassegnazione di molte persone che ci vivono e che non vorrebbero quelle scritte, ma non sanno come sbarazzarsene. Ma noi abbiamo preso la faccenda molto sul serio dando vita ad un piano di attacco molto serrato. I primi tre anni io ero in grado di fare uno o due retake al mese con una programmazione calendarizzata su base semestrale, questo mi consentiva di snellire l’iter autorizzativo e soprattutto di potermi dedicare con molto anticipo alla fase promozionale degli eventi. All’epoca lavorava spesso con noi Ama Decoro che veniva con la propria idropulitrice, l’impatto dei nostri Retake era davvero sbalorditivo.

Io sono arrivato ad organizzare dei Retake con inizio anche alle 7.30 di mattina per poter sfruttare al massimo la presenza di “Ama Decoro” (loro iniziavano a lavorare molto presto): era una circostanza troppo preziosa. Poi, purtroppo, questo gemellaggio è finito perché è stata dismessa questa unità “Ama Decoro”.

Paolo Monteverde

tu hai continuato a dedicarti quasi esclusivamente alla ripulitura del travertino

questo certo ed inevitabilmente, essendo una delle maggiori criticità del quartiere, ma non solo: ormai ho acquisito esperienza anche con le vernici e per alcune altre attività tipiche del retaker: rimozione adesivi e manifesti abusivi, rimozione catene abbandonate, ecc. In particolare abbiamo formato un gruppo per la rimozione immediata di volantini affissi accanto ai portoni (tipo quelli Fastweb) o sulle auto in sosta, un flagello che una o due volte a settimana riempie il quartiere intero di carta sulle auto in sosta, pratica pubblicitaria non consentita, anche perché poi quella carta in buona parte finisce inevitabilmente per terra. Abbiamo anche aperto un gruppo Whatsapp di quartiere per permettere di partecipare ed essere informati delle nostre attività anche chi non usa Facebook. Il problema ora è che non riesco più a programmare i miei eventi in largo anticipo come facevo nei primi anni, visto l’accresciuto numero di Retake generali. Anche perché poi nel frattempo è nato il mio secondo figlio, e quindi anche la mia organizzazione familiare si è complicata.

in che rapporti sei con le associazioni locali?

ottimi, in particolare con l’Associazione per Villa Pamphili e quella Amici di Villa Sciarra con le quali abbiamo condiviso diversi Retake: di solito noi di Retake ci occupiamo della parte esterna delle ville (muri di cinta, entrate, ecc.), ma a volte entriamo ed operiamo anche con loro all’interno.

da Te viene invece chi vuole farsi le ossa con la idropulitrice

io me le sono fatte a mia volta sul campo, grazie all’aiuto e confronto con Donato Sciunnache e con Nino Trapani, ma anche leggendo la manualistica e facendo tanta tanta pratica su strada. Sono felice ora di poter fare formazione e di accogliere chi mi cerchi per questo. Donato in questi anni è stato per me un amico retaker impagabile, devo molto alla sua generosa presenza e alla sua preparazione.

un’altra attività del quale sei ideatore e referente è quella del progetto “Riuso e riciclo”

è un progetto nel quale credo moltissimo e che mi sta richiedendo tempo e dedizione, ma va bene così. Anni fa ero volontario della Comunità di Sant’Egidio, presso il Centro abiti usati, dove avveniva la selezione dei capi di abbigliamento e la loro distribuzione ai poveri. Questa esperienza mi indusse, soprattutto quando iniziai a fare anche Retake, ad approfondire se si trovasse in Italia una realtà come quella che esisteva, da anni, in America relativa al riciclo delle scarpe da ginnastica, e così entrai in contatto con la ESO SPORT.  In sintesi ho messo su un sistema che, attraverso punti di raccolta delle scarpe da ginnastica usate, consente da un lato di donare quelle in buono stato per il riuso (destinandole a persone bisognose), dall’altro di dare una seconda vita a quelle logore, tritandole e facendole diventare pavimentazione per parchi giochi dei bambini o piste di atletica. Ora, a causa del lock down la raccolta scarpe ha un po’ rallentato, ma io sono fiducioso che il progetto potrà essere rilanciato. Prima di questa stasi i punti di raccolta erano oltre 40, ai quali si aggiungevano altri 20 del circuito scolastico. Una mole di lavoro enorme (compreso il crowdfunding del progetto, e la comunicazione social sull’apposito gruppo Facebook che ho creato), che spesso mi sono ritrovato a seguire da solo, o con l’aiuto saltuario di qualche retaker. In realtà il progetto sarebbe ancora più ambizioso: sensibilizzare nelle scuole e sui social sulle 3R dell’economia circolare (Riduzione dei rifiuti, Riciclo, Riuso) in generale, e non solo per le scarpe da ginnastica…. ma questo sarà realizzabile in pieno solo con il rinforzo da parte di altri volontari che si vorranno prendere carico di queste estensioni del progetto.

in questa carrellata di ricordi che ti riguardano tu sei anche quello che tra noi ha avuto l’idea di realizzare dei calendari fotografici da distribuire nel periodo natalizio

sì, era un’idea sia per diffondere la bellezza di Roma con belle foto scattate da noi, sia per far arrivare Retake nelle case e negli uffici di molti (in ogni mese erano presenti foto o frasi relative all’attività di Retake), sia per reperire un po’ di fondi, il che non guasta mai. Ci ho tenuto molto, sono venuti bene per gli anni in cui li ho realizzati e ci hanno portato un piccolo introito … speriamo che qualcuno raccolga il testimone.

la tua presenza su strada è stata costante, metodica, talvolta imponente per la somma degli attrezzi impiegati e il numero di ore, anche otto, nove consecutive che hai dedicato

è vero, anche se oggi non mi scoraggio se accade di fare retake in due (o anche da solo) per una mezz’ora. Ma ho organizzato anche retake mastodontici a Monteverde, a volte per il numero di partecipanti a volte per le attrezzature presenti (ci fu un retake in cui abbiamo impiegato in contemporanea 3 idropulitrici a benzina, sulla stessa via, di cui una usata ad idrosabbiatrice!). Ricordo un Retake che può davvero essere definito imponente: fu nel giugno 2015, a Via di Donna Olimpia, eravamo quasi 100 perché lavorarono con noi alcuni gruppi scout. Ricordo che ci fu un’ampia preparazione dell’evento durata mesi: riunioni, ripetuti sopralluoghi, io preparai persino un manualetto di istruzioni rivolto ai ragazzi scout, perché sapessero come meglio muoversi in questa o quell’attività.

Gli scout erano dotati dei loro materiali, visto il gran numero di partecipanti. Parteciparono all’evento anche Ama Decoro e Pics, la strada venne riqualificata su ambo i lati per un lungo tratto, lo ricordo con emozione.

Paolo Monteverde

in quel caso non ci fu bisogno di Retake staffetta

esatto, riuscimmo a completare l’opera in un’unica soluzione. Ai Retake staffetta sono ricorso negli anni quando era necessario proseguire su una strada per non lasciare il lavoro interrotto, o per esempio nel periodo estivo, sfruttando le ore più fresche. C’è stato un periodo in cui io e uno o due retaker ci vedevamo per una mezz’oretta/tre quarti d’ora all’alba, prima di iniziare a lavorare e poi rendevamo noto a che civico ci eravamo fermati perché qualcun altro proseguisse il pomeriggio stesso o il giorno dopo. E’ una formula di ottimizzazione del lavoro che funziona!

e non è la sola alla quale sei ricorso

nel caso di luoghi da noi riqualificati su cui noto delle piccole rivandalizzazioni nei mesi seguenti me li segno, poi quando sono parecchi scelgo una data e mi creo un percorso, un tour, e vado – da solo o con un altro volontario (iniziai proprio con Donato Sciunnache) – con al seguito pochi materiali (2 o 3 colori di vernice, raschietto, gel e spugnette) ed andiamo a sanare. Così ottimizziamo i tempi: per esempio riesco con un piccolo barattolo di grigio a sanare 5 o 6 rivandalizzazioni sul grigio in mezz’ora, con quello di bianco altre 3 o 4 ecc.. Così in un’ora o due, e con pochi materiali al seguito, riesco a ripristinare il decoro magari su 10 strade differenti del quartiere.

e poi ci sono stati i Retake in contemporanea!

più di una volta mi è capitato di organizzare nella stessa giornata più di un evento su strade differenti. Ad esempio abbiamo aiutato il Comitato di Quartiere su una scalinata mentre un altro gruppetto di retaker era in attività su un’altra strada, oppure facevamo manutenzione di una via rivandalizzata mentre su un’altra via lontana del quartiere si stava svolgendo un altro retake, oppure una volta, aiutati da una ventina di colleghi di una società di Informatica che volevano lavorare con noi, abbiamo lavorato su Via Fonteiana in due zone differenti: un gruppo in cima alla strada a ripulire l’entrata di Villa Pamphili e  un altro gruppo nella parte in basso della strada a togliere adesivi e scritte dal travertino e …. io a correre da un capo all’altro (tecnicamente diciamo in veste di “runner”), per controllare la situazione, che tutti avessero gli attrezzi e i prodotti di cui necessitavano.

tu hai dato moltissimo per riportare luce alle distese di travertino di Monteverde che è un quartiere patrimonio di tutta la Città. Hai avuto modo di dedicarti anche a luoghi di aggregazione del quartiere?

siamo intervenuti come detto a Villa Sciarra e a Villa Pamphili, alla stazione dei treni di Viale dei Quattro Venti, ripulendo le mura esterne e il parco giochi retrostante, ci siamo occupati della scuola Federico Caffè e del Kennedy, e di altre scuole, tra cui in queste settimane il Morgagni, abbiamo lavorato alla Piazzetta Quinto Cecilio con un gruppo di scout ebraici e a Largo Oriani, ma senza dubbio la presa in cura dei muri rimarrà la nostra principale attività. In particolare c’è una scuola che abbiamo preso a cuore: il muro era devastato da molti anni di incuria. Dopo il primo retake nel 2014 lo abbiamo sempre adottato per mantenerlo pulito negli anni. Fino ad oggi lo avremo ridipinto almeno 40 volte, se non di più… ma è ancora pulito e oggi le vandalizzazioni sono meno frequenti rispetto all’inizio.

Quando ho iniziato, ormai sette anni fa, ho fatto una tacita promessa a mia figlia, che le avrei consegnato un quartiere più bello e voglio mantenerla. Tra l’altro oggi … è lei a tirarmi per la giacchetta e a farmi notare i volantini abusivi che appaiono nel quartiere: la faccenda si è fatta ancora più seria!

Paolo Monteverde