Paolo Di Pasquale

Paolo, tu sei tra i Soci fondatori di Retake

sì, iniziai nel giugno del 2014 a scendere in strada per organizzare i primi eventi. Mi ricordo di una riunione di revisione della stesura del nostro primo statuto e per depositare il logo con con Antonino Battaglia,  Alessia Molli e Federico Aveni Cirino. Immagina che tutto avvenne in “ un Risto pub” a due passi dalla Basilica di San Giovanni.

anche l’attività di ufficio si svolgeva su strada!

dobbiamo riconoscerci che ben poco scoraggia un retaker! A quell’epoca come ti dicevo ci siamo preoccupati di depositare il logo, incominciavamo a capire che andasse subito tutelato prima che qualcuno potesse approfittarne. Erano i primi passi dell’organizzazione che ci siamo via via dati e noi abbiamo vissuto quella fase con divertita fibrillazione, ben consci del passo che stavamo facendo e naturalmente ignari del corso che avrebbe preso la nostra avventura

in realtà Retake aveva preso l’avvio diversi anni prima

la scintilla Retake risale al 2009 grazie a Rebecca Spitzmiller, sono stati gli anni dello spontaneismo più assoluto. Dopo il nostro incontro le cose erano ancora poco definite. Allora ci si  muoveva  come a prendere le misure di cosa fosse consentito, ci si armava e si  partiva, eravamo a nostra volta stupefatti, in molte occasioni abbiamo constatato come tutto fosse molto più semplice di oggi sotto il profilo organizzativo, era un fluire spontaneo, non abbiamo incontrato particolari intoppi, forse questo aspetto ci ha dato lo sprone a continuare

vi siete misurati con le Istituzioni da subito?

sì, con Ama, i Pics, ATAC, il Comune. L’allora sindaco Alemanno per esempio ci fece produrre le nostre prime pettorine con il logo del Comune di Roma, tutto fu speditissimo, gli va dato atto che mise su una procedura snella, così come dovrebbe essere

li immagino anni di grande entusiasmo, con i primi gruppi che nascevano e la sensazione di un processo che lievitasse

nel 2014 avevamo circa sette gruppi attivi, l’Appio Latino Tuscolano, al quale appartengo, fu uno dei primi, vi faceva parte anche Alessia Mollichella che poi andò a vivere nel Quarto Municipio. Ricordo benissimo l’arrivo di Alfredo Mancia che si presentò con una maglietta arancio fosforescente e già carico di propositività, eravamo alla metro Subaugusta, aveva un mare di idee di come e che cosa potessimo fare che voleva condividere, mi travolse con la sua carica mentre io ero intento a togliere manifesti abusivi sulle rampe della metropolitana, non a caso di lì a poco diventò uno dei volontari più attivi e propositivi del gruppo. In quel periodo, in un certo senso ignaro degli sviluppi esponenziali ai quali saremmo giunti. Incominciai a declinare cromaticamente il logo che poi fu unificato per tutti i gruppi. Ma nell’estate del 2014 iniziammo così:  ogni gruppo ne  aveva il suo personalizzato, a RR Monteverde assegnai il verde a Tomba di Nerone il rosso, al Tiburtino giallo e così via.

Paolo Di Pasquale

vi davate un gran dal fare sotto il profilo organizzativo.

i primi anni abbiamo vissuto una fase naif, pioneristica e l’anno 2014 ha certamente segnato una svolta. Ricordo che a settembre di quell’anno, su mia iniziativa, organizzammo “La Notte Sbianca” a Piramide, sulla falsariga delle famose notti bianche romane, e ci ritrovammo in tantissimi a fianco di Ama e PICS. Quella sera c’erano anche Cassandra De Maria e Andrea Dorliguzzo, impegnati a ripulire la vetrata della Metro. Non fu difficile organizzare l’evento sotto il profilo burocratico, le procedure erano snelle. Stavamo certamente andando ad un ritmo più serrato, eppure erano ancora ritmi sostenibili che permettevano di conciliare vita privata, lavoro ed impegno volontario

tu sei stato a lungo impegnato nel Direttivo

dal 2014 al 2020, poi ho deciso di uscire sia per consentire un cambio della guardia, sia per ritagliarmi un tipo di attività a me confacente. Nel corso di quegli anni si è fatto strada in me il convincimento che affianco all’attività, lasciami dire, più “operaia” e pragmatica, dovessimo riempire i nostri eventi di contenuti: solidali, culturali, di conoscenza del territorio. Alla fin fine il nostro intento è quello di rendere i cittadini più consapevoli. I primi anni sono serviti a risvegliarlo e a fargli prendere atto del degrado che ci circonda della possibilità di arginarlo e della piena legalità del suo intervento attivo, adesso noi puntiamo ad una valorizzazione del territorio, perché da questo stadio tutti ne beneficino, l’economia, noi stessi, il prossimo, il tessuto sociale, noi siamo gli attivatori di un circolo virtuoso

tu, anche in ragione della tua formazione, hai manifestato sensibilità ed interesse verso Retake Cultura

l’idea originaria fu di Emanuele Bensi, fu lui a propormelo. Iniziammo con visite guidate che prevedevano camminate nel Centro storico alla scoperta degli innumerevoli tesori che custodisce Roma. Mentre si visitavano piazze e monumenti si staccavano adesivi, si raccoglievano bottiglie e lattine abbandonate. Oggi questa attività in un contesto forse più sportivo e naturalistico  la chiamiamo Plogging. Siamo diventati più europei, comunque quelle iniziali erano gite tradizionali nella Roma storica, oggi il nostro approccio sta cambiando, abbiamo preso atto che vanno conosciuti e fatti conoscere anche i luoghi più periferici perché siano amati e rispettati, la conoscenza del territorio potenzia la possibilità della sua salvaguardia. Non è possibile la riappropriazione senza conoscenza profonda de tessuto urbano. Sto constatando con piacere che questo filone è stato adottato da molti gruppi, sta diventando un nostro punto di forza, intravedo molti elementi di evoluzione per Retake Cultura 2.0 e mi fa molto piacere continuare ad occuparmene. Dobbiamo riorganizzarci sotto questo profilo

Paolo Di Pasquale

hai vissuto anni di profondi cambiamenti: Retake si è espanso enormemente, i ritmi si sono accelerati, si sono fisiologicamente accesi anche focolai di conflittualità interni. Tu dai l’impressione di rifuggire il fare oppositivo e adrenalinico, hai uno stile pacato e riservato, sempre garbato, come ti sei posto rispetto al nuovo corso?

non nascondo di aver valutato di potermi chiamare fuori, ma poi sono giunto alla conclusione che è più forte di me, non posso e non voglio lasciare a metà un progetto che mi ha visto impegnato per tanti anni e che dà prova di poter crescere ancora molto. Semplicemente mi sono posizionato nelle retrovie e mi sono ritagliato attività che mi risuonino meglio con il mio sentire le cose e le persone. Mi piace molto scrivere sul Blog per esempio, ho un ottimo rapporto con Giuseppe Romiti e questo giova alla collaborazione, ogni volta che Giuseppe mi coinvolge io sono disponibile.

Difatti ognuno di noi cerca di individuare i suoi spazi di autonomia. Io ho partecipato con piacere al progetto con “Dominio Pubblico”, sono fautore della Street art di qualità senza però esserne un sostenitore dell’abuso e dello scempio che negli ultimi anni se ne sta facendo a partire dall’amministrazione pubblica che la usa come “foglia di fico” per coprire le proprie inefficienze.  Attualmente sto seguendo un progetto con il Ministero di Giustizia, con Pasqua e Alejandra ma non posso fornire altri dettagli in merito per questioni della delicatezza del progetto.  Attività come questa danno ancora più senso al nostro operato.

a Te dobbiamo l’avvio del rapporto di collaborazione con i NAD

è stata una circostanza fortuita, una di loro è una mia amica di vecchia data, la nostra collaborazione ci stava tutta, lavoriamo per gli stessi obiettivi, la mia conoscenza personale ha solo accelerato un traguardo al quale saremmo arrivati prima o poi. La collaborazione è oggi salda grazie al profilo professionale ed umano del Comandante Giancarlo Cori e all’adesione entusiasta di molti retaker, noi siamo per loro una rete informativa sul territorio, loro ci sostengono ogni qualvolta siano nelle condizioni logistiche di farlo, ci attestiamo reciproca stima e fiducia Grazie a molte delle nostre segnalazioni circostanziate sono state eseguite sanzioni, sono partite attività investigative complesse. Sono davvero soddisfatto del tanto che abbiamo costruito insieme

ti puoi dire fiero di Retake?

sfido chiunque di noi a non esserlo. Certo paragonato ai grandi temi del pianeta siamo solo una piccola realtà molto marginale ma  fiero anche di chiunque in questi anni si è impegnato e ha donato anche poche a settimana per una causa che è una causa di tutti. Retake è e rimane una rivoluzione culturale, di questo bisogna tenerne sempre conto.

Paolo Di Pasquale