Federico Aveni Cirino

era il lontano 2013…

“sì, in quel periodo stava emergendo in me un senso di frustrazione per la vita a Roma: pur riuscendo ad apprezzare gli sprazzi di assoluta bellezza che l’Urbe sa regalare, prevaleva in me un senso di amarezza. Cominciavo a subire il degrado, l’abbandono, l’incuria, la prepotenza dei piccoli gesti quotidiani di troppi cittadini che conoscevano solo quel registro di comportamento, scontavo azioni tracotanti che parlavano di assenza di senso civico. All’epoca avevo addirittura preso in considerazione l’idea di trasferirmi altrove e quella era una delle motivazioni principali. Sognavo città in cui la conflittualità fosse un’eccezione rispetto a Roma. Pensavo a Londra ad esempio, metropoli in cui, avrei scoperto dopo, il fenomeno del graffitismo vandalico sulle abitazioni è di gran lunga inferiore rispetto a noi.

Tutto questo fino a che, agli inizi del 2014, venni a conoscenza di Retake.”

e?!

“ me ne entusiasmi immediatamente. Una volta inquadrata la proposta ho subito pensato di replicarla nel mio quartiere, gettando le basi dell’attuale grandioso gruppo RR Appio Latino Tuscolano.”

 

questo è uno scoop! Sei Te l’iniziatore e non Alfredo Mancia che lo anima egregiamente da anni!

“sì, studiai con attenzione la toponomastica per delimitarne i confini e mi resi conto che il Tuscolano arriva al confine con Don Bosco.

Di fatto si tratta di un territorio molto vasto che parte dalla città storica proprio a Porta San Giovanni, e non a caso ultimamente sono stati fatti dei tentativi per creare altri gruppi ai quali affidare le attività.

Scelsi quindi di inglobare le porzioni di territorio che costeggiano Via Appia Nuova alla sua sinistra e alla sua destra, nel territorio che grossomodo si estende da Piazzale Appio ad Arco di Travertino. Il mio fu un approccio accurato, guidato dagli studi di Architettura verso i quali mi stavo avviando, era già chiaro in me il desiderio di occuparmi di riqualificazione e rigenerazione urbana.”

l’incontro con Retake rappresentava uno stimolo anche sotto questo profilo

“indubbiamente, questo aspetto mi fu subito chiaro, infatti decisi di conoscere le persone che ne facevano parte, non eravamo ancora tantissimi, ricordo Rebecca Spitzmiller e Paola Carra naturalmente, Antonino Battaglia e Alessandro Calabresi, come Alessia Mollichella. Lei si presentò ad un nostro Retake a Don Bosco ed io le parlai di Retake, quelli erano anche i mesi in cui ci si incontrava per creare la Onlus.

Presi parte a due incontri al Caffè letterario del Tempo perso a San Giovanni, ma poi mi resi conto che la mia formazione non era adeguata, per scrivere lo statuto ci volevano competenze giuridiche.

La definizione che darei di quel periodo è di una concatenazione di prese di coscienza.”

Federico Aveni Cirino

facci degli esempi

“accadeva a vari livelli via via che ci “appropriavamo” di spazi della Città e soprattutto imparavamo a guardarla nel dettaglio, sempre chiedendoci fino a che punto potevamo agire. Ricordo in particolare un Retake al Colosseo con Rebecca e Paolo Di Pasquale, incontrammo un disegno molto piccolo di Street Art che raffigurava una pagoda e decidemmo di non rimuoverlo, non poteva essere trattato allo stesso livello di una tag. Facemmo lo stesso con gli stencil raffiguranti un’infermiera sulle Poste di Via Taranto, nell’osservarli abbiamo colto come fossero forme di espressione differenti e capaci di comunicare qualcosa al cittadino, in sostanza imparavamo a prendere le misure dei nostri interventi.

Ad un certo punto apparve a tutti chiaro che il raschietto fosse un attrezzo a tal punto indispensabile da assurgere a simbolo di tutte le nostre azioni, quello che ti racconto non fu un passaggio scontato, arrivò come un’epifania.

In quel periodo incominciammo a renderci conto che c’erano tutta una serie di arredi urbani che necessitavano di cura: tra questi campeggiavano le cassette postali che in quegli anni erano ancora diffuse e operative. Il loro restauro ci dava soddisfazione, ritornavano alla luce e raccontavano un pezzo di storia nazionale, erano oggetti del quotidiano di cui la gente si serviva, tante volte le restituivamo alla loro destinazione d’uso e al loro colore mistificato da tag e da strati di adesivi abusivi.”

tu hai avuto come tuo interlocutore e sponda ideologica Paolo Di Pasquale, appassionato come Te di Architettura e Storia dell’Arte

“con Paolo abbiamo ragionato tanto insieme sulla nostra Città, ci facevamo anche tante domande che dessero un senso al degrado che ci circondava, una volta ricordo di aver condiviso con Rebecca una riflessione legata al rapporto dei romani con la propria città e a quella inspiegabile tolleranza verso un certo tipo di degrado urbano. La risposta che mi diedi allora e che le condivisi fu la seguente: essendo noi cittadini di Roma abituati a vivere in un palinsesto fatto di antichi edifici e infrastrutture in rovina, era per quello che accettavamo le facciate fatiscenti e tolleravamo gli atti vandalici.”

ma noi no!

“il retaker dice basta con i fatti…

Retake mi ha dato tanto, prima di ogni cosa ha rinnovato il mio sguardo, mi ha dato occhi attenti al particolare, al dettaglio della vita quotidiana del cittadino, ai marciapiedi sui quali cammina, gli attraversamenti pedonali che calpesta.  Mi rendo conto di essere arrivato ad avere una doppia formazione, quella del retaker al quale nulla sfugge, e quella del progettista urbano.”

pragmatismo e visione

“io voglio tenere unita l’urbanistica tattica con la progettazione urbana, non riesco a concepire questi ambiti separati. E questo mio convincimento è ancor più fondato per via dell’interesse di una cara professoressa urbanista di Roma3 per la nostra realtà.

Avrei voluto che alcuni miei colleghi potessero avere questa mia stessa formazione. Sino ad oggi sono riuscito a coinvolgerne solo alcuni, perlopiù Erasmus brasiliani, con i quali ho lavorato a Piazza Vittorio.”

Federico Aveni Cirino

che cosa fa di un cittadino mediamente interessato alla sua Città un retaker DOC?

“per me il tratto distintivo di un retaker è la sua presa di coscienza per cui ogni azione tiene in considerazione il rispetto di canoni di bellezza e di decoro come valore e bene collettivo di base. Penso ad un esempio di degrado diffuso dovuto alle unità esterne dei condizionatori piazzate su balconi e facciate… un impianto di condizionamento non dovrebbe essere installato a detrimento di un’intera facciata (regolamenti comunali come quello di Milano lo vietano espressamente), trovo quindi importante il fatto che abbiamo fissato tra i  prerequisiti nella nostra mappatura dei negozianti virtuosi della rete In Retake. Il retaker è colui che comprende che la strada è una vera estensione della sua abitazione e per questo se ne prende cura, non ragiona in termini dell’unico vantaggio privato, ma per il bene collettivo.”

che cosa fa di un retaker appassionato per la sua Città un buon architetto-urbanista?

“condurre Retake verso interventi di riqualificazione urbana è un passaggio che speravo avvenisse sin dagli inizi. I tempi non erano maturi fino al momento in cui abbiamo avviato una sperimentazione su una piazza del quartiere Don Bosco: Piazza Quinto Curzio.

Vado orgoglioso del processo avviato da Alfredo con Arianna, Alex e Luisanna in concerto con istituzioni e rappresentanti dei commercianti.

Sulla piazza è stata portata avanti una riqualificazione che ha toccato molteplici punti e temi: dalle aiuole riprogettate e piantumate in un evento sostenuto dalla Commissione Europea agli attraversamenti su cui abbiamo applicato i criteri dell’urbanistica tattica e steso speciali vernici antiscivolo, con un motivo a foglie di platano europeo.”

in cosa consiste l’Urbanistica Tattica?

“l’U.T. prevede l’utilizzo di vernici e arredi temporanei come mezzo di riqualificazione di spazi urbani, essendo questi piuttosto effimeri si dà la possibilità ad istituzioni e cittadini di vivere in uno spazio sperimentale.

Su Quinto Curzio, ad esempio, il mezzo “pattern decorativo orizzontale” (di cui ho scelto il motivo richiamandomi ai platani acerifolia presenti sulla piazza) è servito a segnare una porzione pedonale della stessa e a manifestare il cambiamento che è in atto.

Sebbene sia un caso meno classico di intervento, in quanto attuato su un’area già pedonale, è stato ugualmente soddisfacente perché riceviamo segnali di gradimento diffusi. Vuol dire molto per noi costatare come uno spazio del tutto repulsivo ora si presti ad accogliere i cittadini.”

cosa avverrà su Piazza Quinto Curzio d’ora in avanti? Quali progetti per il quartiere?

“ci resta la configurazione dell’area playground attualmente in fase di studio.

Ed oltre a questo progetto pilota, spero potremo replicare nella vicina via della Torre Tuscolana.

Vorrei poter “metter mani” su una piccola area a parcheggi che si trova proprio sotto ad una antica torre medievale di avvistamento. Questa segnava il paesaggio di campagna prima dell’edificazione intensiva, ed oggi  è sede di un centro anziani.”

un progetto ambizioso…

“incrociamo le dita, se tutto va bene potremo tirar fuori da un mare di lamiere una piazza pedonale di prossimità.”

Federico Aveni Cirino