articolo di Simona De Maria

Patrimonio verde

“Abbiamo una visione di città come qualcosa di separato dalla natura, ma noi non abbiamo bisogno di proteggerci dalla natura, anzi dobbiamo rientrare a farne parte; non c’è un motivo per cui le nostre città siano esclusivamente edificate”: partiamo dalle parole di Stefano Mancuso, il grande scienziato italiano, docente di arboricoltura generale ed etologia vegetale all’Università di Firenze, conosciuto in tutto il mondo per le sue scoperte sul mondo vegetale e architetto di nuove città che adottano soluzioni naturali.

La cementificazione di ogni spazio destinato alla vita umana ha comportato gradualmente l’alienazione dell’uomo dall’ambiente naturale in cui è nato e in cui ha vissuto per secoli. Urbs in latino significa “segnare un limite”, dividere spazio umano e spazio naturale: le città venivano fondate così, la leggenda dice che Romolo tracciò un solco e da lì nacque Roma. Nelle grandi città stiamo assistendo anche all’alienazione tra gli altri esseri umani che le popolano. Ognuno è preso dagli impegni lavorativi e personali, ha poco tempo da dedicare agli altri al punto che anche scambiare due chiacchiere con un vicino di casa o un conoscente sembra sottrarre tempo prezioso. Il risultato è che ci sentiamo e siamo sempre più soli.
Abbiamo bisogno di ripensare il modello di città e di ricostruire un senso di comunità:
la chiave è far diventare gli alberi parte integrante degli spazi urbani.

Diversi studi di architettura e design hanno recepito questa esigenza e hanno iniziato a lavorare in sinergia con i botanici per trovare delle soluzioni progettuali che prevedano una cooperazione tra uomo e mondo vegetale. Uscendo dall’idea della pianta come ornamento estetico, il verde diventa una parte funzionale degli edifici e degli spazi urbani, con ricadute importanti sul benessere umano ma non solo: il verde fa risparmiare energia e conviene
anche economicamente.

Gli alberi costituiscono un vero e proprio patrimonio economico per la città. Oltre a donare bellezza alle nostre strade, piazze e aree verdi, portano numerosi benefici: producono ossigeno e riducono l’anidride carbonica, filtrano gli inquinanti urbani, diminuiscono la temperatura in città dai due agli otto gradi, possono ridurre del 30% il consumo di aria condizionata e far risparmiare il 20-50%dell’energia necessaria per il riscaldamento, aiutano a prevenire il dissesto idrogeologico, forniscono habitat, cibo e protezione a piante e animali arricchendo così la biodiversità urbana, fanno bene alla salute fisica e all’umore.
La presenza di alberi e aree verdi nel paesaggio è quindi un fattore di crescita di valore in senso ampio, anche da un punto di vista strettamente economico in quanto genera attrattività e determina riflessi positivi indotti sulle abitazioni e gli altri beni presenti sul territorio.

I singoli cittadini e le associazioni possono fare molto per migliorare la qualità di vita, contribuire alla rigenerazione urbana per arrivare ad una rigenerazione sociale, attuare una silenziosa e concreta rivoluzione dal basso.

Retake Roma è scesa in campo con diverse iniziative green realizzate autonomamente dai gruppi di quartiere. Ne citiamo due a titolo esemplificativo: una nel quartiere nomentano nel Municipio II e una a Torraccia nel Municipio IV.

Il quartiere nomentano, che si sviluppa intorno a Piazza Bologna, è caratterizzato da una massiccia presenza di edifici di tipo residenziale e strade, con marciapiedi spesso dissestati, dove molti alberi sono morti negli anni e non sono stati più ripiantati. Senza alberi le strade sono poco piacevoli alla vista, roventi nei mesi più caldi. Immaginiamo una persona anziana che le percorre in estate, quanta differenza farebbe avere ombra e qualche grado in meno? In occasione dei 10 anni di Retake Roma, il gruppo Piazza Bologna-Nomentano ha voluto donare 10 nuovi alberi al quartiere con il progetto “Più siAMO più piantiAMO”: 10 aceri campestri, alberi autoctoni del Mediterraneo, acquistati con una raccolta fondi online e piantati in via Oreste Tommasini in collaborazione con il Servizio Giardini di Roma Capitale. L’iniziativa ha coinvolto commercianti e cittadini di zona che si sono resi disponibili a innaffiarli per i primi due/tre anni in modo da garantirne la vita e la crescita dopo la piantumazione. Un modo quindi per contribuire a rendere il quartiere più verde ma anche a rafforzare il senso di comunità attraverso la cura del territorio e del bene comune. Residenti e commercianti hanno fatto rete, ci si mette d’accordo per alternarsi nella cura del patrimonio arboreo e magari ci si scambia un sorriso o una battuta.

Torraccia invece è un quartiere periferico nel Municipio IV, dove le abitazioni non sono lontane dal Grande Raccordo Anulare e le vaste aree verdi incolte sono divenute spesso sede di discariche abusive. Per filtrare gli inquinanti provenienti dal GRA e tutelare la salute dei residenti, i cittadini volontari di Retake Roma Torraccia hanno creato una vera e propria barriera verde. Hanno iniziato a coinvolgere residenti e negozianti, fare raccolte fondi, organizzare la festa dell’albero in diverse scuole del quartiere arrivando a piantare 150 alberi e altrettante piante, creando anche un frutteto. Un grande traguardo ma per i retaker di Torraccia non era ancora sufficiente, così hanno coinvolto una società come sponsor, individuato un’area per la piantumazione di altri alberi e preso contatti con il Dipartimento Ambiente per le autorizzazioni: il risultato sono stati altri 2.600 alberi.

Tutte le iniziative di piantumazione di nuovi alberi contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi che la città di Roma si è posta nell’ambito del suo Piano di Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima (PAESC) e, nello specifico, nel Piano di forestazione urbana sostenibile, parte integrante del PAESC, che prevede il raddoppio degli alberi in città entro il 2030.

Il 24 ottobre 2020 Retake Roma ha firmato un accordo di collaborazione con ReTree. Di cosa si tratta? ReTree (https://www.retree.it) è un modello di progetto per la piantumazione di alberi in tazze vuote, ideato da Tommaso Iorio e realizzato per la prima volta a Porta Metronia dove ad oggi sono stati piantati 135 alberi, replicabile in tutti i quartieri di Roma. Lo slogan “Make your city green again” dice già molto del progetto ma non tutto, l’obiettivo principale infatti è rendere più verde la città ma quello più interessante a livello sociale è la creazione di una rete di vicinato quale esito naturale delle attività costanti di innaffiamento e monitoraggio delle alberature.

Abbiamo sentito parlare tante volte di cambiamento climatico e in realtà ne stiamo già subendo i drammatici effetti (sconvolgimento degli ecosistemi e della ricchezza di biodiversità, perdita di vite e di risorse), ma ci siamo mai interrogati davvero su cosa può fare ognuno di noi per contrastarlo?

Ripopolare il pianeta di alberi, antagonisti naturali della CO2, è uno dei rimedi che possiamo mettere in atto. Secondo uno studio (https://www.pnas.org/content/114/44/11645) pubblicato dai ricercatori di Nature Conservancy e di altre 15 istituzioni per la conservazione dell’ambiente, riforestando le aree disboscate ed evitando di distruggere le foreste esistenti (che ricoprono circa un terzo delle terre emerse) ogni anno si potrebbero rimuovere dall’atmosfera 7 miliardi di tonnellate di CO2.

Perché non partire dalla strada o dall’area verde sotto casa per risolvere un problema che può sembrare più grande di noi ma che in realtà ognuno di noi può contribuire a risolvere?
Ecco, una risposta concreta che possiamo dare noi cittadini è piantare alberi, partire da un approccio locale all’insegna di una visione globale, tutti insieme possiamo vincere questa sfida. Confucio diceva “il momento migliore per piantare un albero è vent’anni fa. Il secondo momento migliore è adesso”. E allora cosa stiamo aspettando?

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