Abstract: Partendo dalla lettura di alcuni testi, che si interrogano sul significato del termine “Bellezza”, propone una antologia di pensieri sul valore che la bellezza ha per la vita umana. Un valore inestimabile, messo in pericolo da comportamenti diffusi nel mondo: l’incuria degli indifferenti, l’egocentrismo dei vandali, le strumentalizzazioni della politica e le manipolazioni degli ipocriti.

LA BELLEZZA SALVERÀ IL MONDO?

Dove vogliamo andare a parare quando citiamo la celeberrima frase: “La bellezza salverà il mondo”? “Ma non scherziamo, semmai, oggi è la bellezza a dover essere salvata dal mondo”, risponde severamente Stefano Zecchi nella prefazione al suo testo “La Bellezza” (Bollati Boringhieri, nuova edizione 2013).

Il professore di Estetica, che ha insegnato a lungo all’Università degli studi di Milano, ne parla in profondità, in modo erudito, a volte ostico, ma si guarda bene dal dare una definizione della “Bellezza”. Piuttosto ci gira intorno, con suggestioni artistiche e letterarie, per mostrare la sua dimensione simbolica. La bellezza per lui è “(…) enunciazione di ciò che non può essere in altro modo detto: collega l’universale all’individuale e rivela l’uomo a sé stesso (…)”, inafferrabile, enigmatica, “(…) si descrive attraverso se stessa, non ha bisogno di interpretazioni, ha solo bisogno di un dito che ne indichi la presenza.”.

“Afrodite” – Anonimo, I-III sec. A.C. - Museo del Louvre

“Afrodite” – Anonimo, I-III sec. A.C. – Museo del Louvre

Ma da chi dovrebbe essere “salvata” la bellezza? In primo luogo, da coloro che la pensano come ”(…) l’effimero, l’inutile ornamento, l’edulcorata superficie delle cose(…)” “un’idea antiquata, sorpassata, persino politicamente reazionaria”. Un pensiero, questo, tipico della cultura “impegnata” del novecento, secondo il quale “per affermare sulla terra il bene politico e sociale, non c’è tempo e luogo per la bellezza”. Ma, ancora di più, si deve salvare da chi, una volta superato il secolo delle “rivoluzioni”, ha iniziato a ripetere in modo superficiale “ai quattro venti la parola “bellezza”, come fosse il “fai da te” per rigenerare, donare senso, importanza a questo e a quello,: un supermarket del bello per tutte le esigenze, a cui è stata imposta la maschera di un’effimera eticità.”.

E ALLORA VIVA IL DEGRADO!

A proposito di questo tipo di manipolazioni, troviamo la divertente ironia del sociologo Giovanni Semi in “Bdsg Breve manuale per una gentrificazione carina” (2022, Einaudi Editore). In poche pagine il professore smonta la retorica tipica della “rigenerazione urbana” mostrando come, dietro allo sventolio di valori “alti” (fra i quali la “Bellezza”), ci possa essere l’intento di nascondere alla vista ciò che disturba il quieto vivere borghese: povertà, ignoranza, disagio, conflitto. Il “bello” in realtà è un ipocrita “carino”, e il “carinismo” è l’attitudine ad imporre agli altri il proprio stile di vita. Di conseguenza, se l’ispirazione alla “Bellezza” nasconde un inganno, e allora “viva il degrado!” conclude paradossalmente, e un po’ mestamente, l’autore.

TAG e affissioni abusive su basamento del campanile della chiesa dell’Immacolata – 2022 - quartiere S.Lorenzo Roma

TAG e affissioni abusive su basamento del campanile della chiesa dell’Immacolata – 2022 – quartiere S.Lorenzo Roma

LA BELLEZZA È “POLITICA!

Continuando sullo stesso tema, ma senza ironia, lo storico dell’arte Tomaso Montanari si scaglia contro “l’uso che il potere – in tutte le sue diaboliche forme – fa della “bellezza”, trasformandola in menzogna: rendendola, cioè, uno strumento di costruzione del consenso, un mezzo per ingannare, depistare; per vendere, per vendersi, attraverso marketing e storytelling”. Ma uno storico dell’arte non può concludere un discorso sulla bellezza rassegnandosi, come nel caso precedente, alla sua assenza. Tutt’altro, Montanari ci esorta a non far sì che: “il ribrezzo,-l’orrore per il potere ci spinga a pensare che la bellezza sia un fatto privato, intimo. Tutto il contrario, la bellezza è pubblica per definizione. È un fatto politico, un bene comune”. È un bene comune per l’umanità perché “è in grado di mostrarci la bellezza dell’umano nell’uomo”. La bellezza “(…) è un diritto rivoluzionario e vitale: perché  permettendoci di rimanere umani può permetterci di meritarci la salvezza. Perfino di costruirla.”.  (Montanari, Tomaso “Bellezza – diritto dell’Umanità”, Marotta e Cafiero, 2021)

“Il Quarto Stato avanza” – 1901 - Pelizza da Volpedo - - Museo del Novecento, Milano –

“Il Quarto Stato avanza” – 1901 – Pelizza da Volpedo – – Museo del Novecento, Milano –

LA NECESSARIA “INUTILITÀ” DELLA BELLEZZA

Anche il filosofo Umberto Galimberti insiste sulla capacità della bellezza di trascendere i nostri scopi pratici, strumentali, mostrandoci pienamente la verità delle cose: “L’essenza della bellezza è la sua dimensione simbolica. (…) Un quadro diventa arte quando ciò che esso rappresenta rimanda ad altro”. E, se venisse da osservare che ci dovremmo occupare di “ben altro”, perché con questa “ulteriorità” non mangiamo e non paghiamo l’affitto, il filosofo è categorico, secondo lui, a causa di “questa visione strumentale di tutte le cose (…) siamo infelici, perché non siamo più in grado di vedere le cose per quello che sono.(…)”. (Galimberti, Umberto. “Il mistero della bellezza”. Orthotes Editrice, 2016)

“Natura Morta” – 1943 – Giorgio Morandi - Centro Cultural de Belem, Lisbon)

“Natura Morta” – 1943 – Giorgio Morandi – Centro Cultural de Belem, Lisbon)

CON LA BELLEZZA IL MONDO TROVA CASA IN NOI, E NOI NEL MONDO

Il filosofo Arthur Danto ci ricorda che, da un certo punto in poi è apparso chiaro che “La vera arte potrebbe non essere bella”, avendo anche altri scopi (per esempio, provocare curiosità, scandalo, riflessione, azione, perfino disgusto) (Danto, Arthur, “L’abuso della bellezza” – Postmedia Books, 2018). Ma, se la bellezza non è sempre rintracciabile nell’arte, è pur sempre facilmente riconoscibile in altre forme. Per esempio, il filosofo Roger Scruton ci invita a considerare che: “L’esperienza della bellezza naturale (…) contiene una rassicurazione circa il fatto  che il mondo è un luogo giusto e adatto in cui vivere – una casa in cui le nostre forze e le nostre prospettive umane trovano conferma.” (“La Bellezza – Ragione ed esperienza estetica” – Vita e Pensiero, 2011).

Paesaggio toscano

Paesaggio toscano

Scruton ci invita anche a riconoscere la bellezza in alcune delle situazioni più “comuni”. Per esempio, visitando un giardino ben curato o guardando una tavola ben apparecchiata si può fare l’esperienza di una “bellezza minimalista che costituisce un interesse permanente degli esseri razionali quando cercano di dare un ordine a ciò che li circonda e di sentirsi a casa nel loro mondo comune.”

English garden

English garden

Analogamente agli altri autori citati, Scruton non ricorre a definizioni oggettive, ma preferisce fare riferimento ad una esperienza, ad una relazione in cui “(…) la bellezza rivendica una pretesa su di noi: è un invito a rinunciare al nostro narcisismo e a guardare il mondo con rispetto.”

IL VANDALISMO COME RIVOLTA DELL’EGO

Da qui nasce una osservazione che ci aiuta a capire l’inquietante fenomeno del vandalismo. Secondo Scruton, se non siamo in grado di accettare la “pretesa” di autolimitazione che la bellezza esercita su noi “ci possiamo trovare di fronte al desiderio di sciupare la bellezza, con atti di iconoclastia estetica” fino alla vera e propria “profanazione dell’oggetto in cui si era radicata l’idea del bello per allontanarci dalla possibilità di amarlo e di perderlo.”.

“Il Quarto Stato avanza” – 1901 - Pelizza da Volpedo - - Museo del Novecento, Milano –

Sfregio alla Pietà di Michelangelo – Vaticano – 1972

Invece, se accettiamo quella pretesa, “L’esperienza della bellezza ci spinge anche ad andare al di là di questo mondo (…) con un sentimento prossimo alla mentalità religiosa, poiché emerge da un senso umile del vivere con imperfezioni pur aspirando ad una unità suprema con il trascendente.”

FACCIAMO TRE CAPANNE!

Accettando questa suggestione, anche chi non ha confidenza con la lettura dei Vangeli potrebbe riconoscersi nell’ingenuo stupore dell’apostolo Pietro di fronte al bagliore della Trasfigurazione di Cristo. Nella sua esclamazione, apparentemente incongrua: “Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne”, si manifesta uno stupore che è l’effetto di un iniziale stordimento, e di un successivo incoraggiamento: “la bellezza colpisce ma proprio così richiama l’uomo al suo destino ultimo, lo rimette in marcia, lo riempie di nuova speranza, gli ridona il coraggio di vivere fino in fondo il dono ultimo e unico dell’esistenza.” (Benedetto XVI – -“Omelia agli artisti”, 21 novembre 2009).

“Trasfigurazione di Gesù Cristo” – 1516/20 - Raffaello Sanzio – Pinacoteca Vaticana

“Trasfigurazione di Gesù Cristo” – 1516/20 – Raffaello Sanzio – Pinacoteca Vaticana

CONCLUSIONI: LA BELLEZZA È UN VALORE

Le letture che abbiamo proposto, insieme a molte altre che non siamo stati in grado di citare, suggeriscono che la bellezza è una realtà, di difficile definizione, che ha bisogno di essere riconosciuta, rispettata e difesa perché, come scrive Anthony Danto: “E’ una condizione necessaria per la vita così come vorremmo viverla. (…) la bellezza, a differenza di altre qualità estetiche (…) pretende di essere un valore, come la verità e il bene”, “l’annientamento della bellezza ci lascerebbe un mondo insopportabile, come l’annientamento del bene ci lascerebbe un mondo in cui una vita pienamente umana sarebbe impossibile”.

Di fronte a simile prospettiva come si fa a non sentire la responsabilità di difendere la Bellezza dai suoi principali nemici: l’incuria degli indifferenti, le strumentalizzazioni della politica, l’egocentrismo dei vandali e le manipolazioni degli ipocriti?

“Il Quarto Stato avanza” – 1901 - Pelizza da Volpedo - - Museo del Novecento, Milano –