Retake Roma – insieme alla altre realtà associative del territorio – ha preso a cuore l’Acquedotto Alessandrino e vuole valorizzarlo attraverso un grande progetto che verrà ufficialmente presentato il 25 maggio durante l’evento in Piazza San Felice da Cantaliceper il #RetakeDay e i 15 anni dell’Associazione. Aiutaci a trasformare questo luogo in un gioiello di storia, cultura e comunità, realizzando un sogno condiviso (qui la campagna di raccolta fondi). Scopriamo insieme qualcosa di più su questo luogo potenzialmente meraviglioso.

Foto da Wikipedia - Paola Pittori
L’oro nascosto di Centocelle
di Arianna Cacciotti
Girando per la città, non serve un occhio particolarmente esperto per rendersi conto che sono molteplici le testimonianze del passato disseminate sul territorio, non solo nel centro storico, ma in tutto il tessuto cittadino. Il caso emblematico è quello del quartiere Centocelle. Percorrendo via Palmiro Togliatti, grande arteria che parte da Cinecittà e arriva fino a Ponte Mammolo, ci si imbatte subito in una grande opera ingegneristica della Roma antica: l’acquedotto Alessandrino. Che sia a piedi, in bicicletta, in autobus o in macchina, lo vedi lì, imponente e brillante nei momenti della giornata in cui il sole lo illumina. È impossibile non notarlo. A qualcuno potrà sembrare un semplice “spartitraffico” âgé , ma inevitabilmente lo sguardo ci si posa sopra. Nel momento in cui lo guardiamo sappiamo cosa si erge ai nostri occhi? Oppure siamo talmente abituati che lo classifichiamo frettolosamente come “l’ennesimo rudere”? Non biasimo chi pensa che si tratti di un rudere che fa da spartitraffico e piazzola di parcheggio, perchè di fatto attualmente il tratto di via Togliatti e via dei Pioppi, non è valorizzato ed è usato solo in tal senso.
Eppure stiamo parlando dell’undicesimo acquedotto della Roma antica, realizzato dall’imperatore Alessandro Severo (ecco perchè la denominazione “Alessandrino”) nel 226 d.C., per alimentare le terme di Nerone, che sorgevano dove oggi si trova palazzo Madama. L’imperatore decide di ristrutturare radicalmente l’impianto termale e, per fare questo, gli ingegneri a sua disposizione progettano un acquedotto che copre un percorso di oltre 22 chilometri, partendo dalle sorgenti di Pantano Borghese, poco fuori Colonna, fino a Campo Marzio, nel cuore della città. Il primo tratto dell’acquedotto è interrato, per poi salire in superficie dalla tenuta di Torre Angela fino a Centocelle dove raggiunge la quota di 20-25 metri. Di nuovo sottoterra, si svela poi a Tor Pignattara. Incrocia altri acquedotti, attraversa Porta Maggiore, entra in città per arrivare a destinazione solo dopo che l’acqua passi per il bacino di decantazione per la sua purificazione.




Scrivi un commento