di Arianna Cacciotti

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Il terzo articolo in vista del Retake Day – 25 maggio – all’Acquedotto Alessandrino

Nel terzo appuntamento della nostra rubrica vi raccontiamo brevemente come vengono gestiti questi preziosi manufatti – gli acquedotti – al di fuori di Roma. E allora ecco una breve carrellata delle più importanti testimonianze nel mondo.

  • Ponte del Gard, nel Sud della Francia. Nel 1985 è stato inserito nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO ed è ad oggi un’area verde molto importante. Fa parte dell’omonimo acquedotto romano (quasi 50 km di lunghezza) costruito da Agrippa nel 17 a.C., sotto l’imperatore Augusto. Il primo restauro è dovuto alla volontà di Napoleone III che nel 1851 fa sostituire le pietre erose, fa consolidare la struttura e fa costruire una scaletta che permette l’accesso ai visitatori.
  • Acquedotto di Segovia, in Spagna. La data di costruzione non è certa, si attesta fra la seconda metà del I sec. d.C. e i primi anni del II sec. d.C., quindi sotto l’imperatore Vespasiano, oppure Nerva o Traiano. Anche questo monumento fa parte del Patrimonio UNESCO. L’acquedotto è il simbolo di Segovia. Durante il restauro del 1997, il traffico è stato deviato e l’area dell’acquedotto è diventata finalmente una grande isola pedonale dove passeggiare o fermarsi in un bar.
  • Acquedotto Valente, ad Istanbul, in Turchia. Ha il primato di essere il più lungo acquedotto romano fuori dai confini italiani, ben 971 metri. L’acquedotto è stato completato sotto l’imperatore Valente nel IV sec. d.C. Posto su due livelli, portatava l’acqua del fiume Alibey nella città di Costantinopoli. Attualmente parte delle mura sono affiancate da giardinetti pubblici attrezzati con un’ampia area giochi per bambini. Un’altro tratto dell’acquedotto prosegue fra le abitazioni ed è utilizzato da bar e ristoranti per mettere tavoli all’aperto; in un altro isolato, come a Roma, le arcate sono utilizzate per parcheggiare e dare vita ad officine, e parte sono adibite alla circolazione della autovetture.

Tirando le somme, in giro per il mondo si incontrano sia gestioni più virtuose che meno virtuose. Come abbia visto, spesso la vera svolta di questi siti archeologici arriva col riconoscimento dell’UNESCO, col quale le amministrazioni vengono invogliate a proteggere, valorizzare e promuovere queste importanti aree archeologiche. Il compito di associazioni come la nostra, è quello di sensibilizzare alla tutela e alla valorizzazione di questi importanti siti archeologici, in modo diverso, sia i cittadini che le Istituzioni, ed è quello che si intende fare col progetto che stiamo portando avanti per l’Acquedotto Alessandrino.

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