Articolo di Gregorio Arena¹

1. La relazione fra cittadini e amministrazione

L’essenza del principio di sussidiarietà è la creazione di una relazione di condivisione (cfr. “L ‘ essenza della sussidiarietà è la creazione di una relazione di condivisione”, Labsus , dicembre 2015), fra i cittadini e le amministrazioni. Quando la Costituzione dispone che “Stato, regioni, province, città metropolitane e comuni favoriscono le autonome iniziative dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà” (art. 118, ultimo comma) quel “favoriscono” è un verbo che crea una relazione. Ma l’iniziativa che porta alla nascita della relazione dipende dai cittadini, non dall’amministrazione, perché siamo noi cittadini attivi i veri “soggetti costituzionali”, coloro che fanno vivere il principio costituzionale di sussidiarietà.

Se infatti i cittadini non si attivano per svolgere attività di interesse generale l’amministrazione non ha nulla da “favorire”. Detto in altri termini, l’amministrazione da sola non può far vivere la sussidiarietà. Può e deve svolgere i propri compiti sulla base del paradigma tradizionale, emanando provvedimenti ed erogando servizi, ma ciò è una cosa ben diversa dall’amministrazione condivisa.

Una volta però che i cittadini hanno preso l’iniziativa proponendo all’amministrazione di realizzare insieme un patto di collaborazione la risposta dell’amministrazione ha un ruolo cruciale, perché il modello dell’amministrazione condivisa (cfr. “L’amministrazione condivisa 18 anni dopo. Un’utopia realizzata”, Labsus, febbraio 2015) è fondato su un rapporto paritario fra cittadini e amministrazione, che prevede una condivisione di risorse e di responsabilità finalizzate alla cura dei beni comuni. Se l’amministrazione non risponde in maniera positiva e costruttiva alla proposta di collaborazione che proviene dai cittadini il principio di sussidiarietà non può esplicare tutti i suoi effetti e la relazione di condivisione non si instaura.

2. Come favorire i cittadini attivi

Ci sono tanti modi con cui le amministrazioni possono “favorire” le iniziative dei cittadini volte a perseguire l’interesse generale. Il primo e forse anche il più importante consiste nell’informare i cittadini dell’esistenza degli strumenti giuridici che consentono loro di prendersi cura della città all’interno di un quadro di regole chiare e semplici, rappresentate dal Regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni (cfr. “I Regolamenti per l’amministrazione condivisa dei beni comuni”, Labsus) promosso da Labsus e dai Patti di collaborazione.

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Purtroppo i comuni sono così poco consapevoli del ruolo fondamentale dell’informazione per promuovere l’amministrazione condivisa che spesso nel sito dei comuni che hanno adottato il Regolamento non c’è nemmeno traccia dei patti di collaborazione.

Oltre ad informare, le amministrazioni dovrebbero poi fare delle campagne di comunicazione di interesse generale per incoraggiare i cittadini a diventare cittadini attivi. Più in generale, le amministrazioni dovrebbero avere un atteggiamento propositivo, non attendista nei confronti dei cittadini, stimolando l’emersione delle energie nascoste nelle rispettive comunità, svolgendo così un ruolo di “facilitatore” e “moltiplicatore” delle risorse di cui sono portatori i cittadini.

Concretamente, questo per un comune vuol dire co-progettare le proprie politiche insieme con i cittadini attivi, intersecando partecipazione e sussidiarietà, democrazia partecipativa e patti di collaborazione, facilitando così da parte dei cittadini l’assunzione di responsabilità nell’interesse generale.

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Ma vuol dire anche formare il proprio personale, a tutti i livelli, affinché sappia affiancare alle professionalità tradizionali le nuove competenze necessarie per amministrare insieme con i cittadini (e non soltanto per conto dei cittadini). Inoltre, avere un atteggiamento propositivo comporta prestare attenzione all’organizzazione interna, creando l’Ufficio per l’amministrazione condivisa e dotandolo di personale adeguatamente formato per rapportarsi con i cittadini attivi in maniera rispettosa e costruttiva.

3. Semplificare

Avere un ruolo di “facilitatore” nei confronti dei cittadini attivi vuol dire poi anche che il comune deve semplificare le procedure“ che i cittadini devono sostenere per l’ottenimento dei permessi, comunque denominati, strumentali alla realizzazione dei patti di collaborazione” (art. 12, 1° comma del prototipo di Regolamento proposto da Labsus, www.labsus.org), per esempio riducendo i tempi dell’istruttoria, semplificando la documentazione necessaria alla stipula del pattoo individuando “modalità semplificate per lo scambio di informazioni fra i cittadini attivi e l’amministrazione” (art.12, 2° comma).

Semplificare i rapporti fra cittadini e amministrazione dovrebbe essere uno degli obiettivi prioritari di chi governa, sempre, perché le pubbliche amministrazioni dovrebbero essere, nel rispetto delle leggi, un sostegno e non un ostacolo alle attività dei cittadini e dei soggetti economici, che danno lavoro e producono reddito. Invece spesso il timore di assumersi responsabilità produce interpretazioni formalistiche della normativa che tutelano dirigenti e funzionari, ma ostacolano cittadini e imprenditori.

Per quanto riguarda poi i cittadini attivi, nei loro confronti la semplificazione amministrativa è addirittura “dovuta”, perché i cittadini attivi all’amministrazione non chiedono nulla, se non di essere sostenuti nel prendersi cura dei beni comuni, migliorandola vita di tutti. Complicare le loro vite con inutili adempimenti e controlli, oltre ad essere offensivo e ingiusto nei loro confronti, è da parte dell’amministrazione comunale semplicemente autolesionista.

4. Niente oneri per l’occupazione di suolo pubblico

Infine, avere un ruolo di “facilitatore” vuol dire anche, per esempio, che “Le attività svolte nell’ambito dei patti di collaborazione che richiedono l’occupazione di suolo pubblico sono escluse dall’applicazione del canone del Regolamento C.O.S.A.P. (Canone Occupazione Spazi e Aree Pubbliche), in quanto attività assimilabili a quelle svolte dal Comune per attività di pubblico interesse”(art. 11, 2° comma del Regolamento).

La logica è evidente: le attività svolte dai cittadini attivi per la cura dei beni comuni non sono attività commerciali, non perseguono fini di lucro e anzi mirano al perseguimento dell’interesse generale, pertanto sarebbe non soltanto assurdo, ma anche contrario al dettato costituzionale(i poteri pubblici devono “favorire” i cittadini attivi) sottoporle al pagamento dell’imposta per l’occupazione di suolo pubblico, come se fossero un bar o un ristorante che occupa uno spazio pubblico ricavandone un vantaggio economico.

Gli argomenti trattati in questo articolo possono essere approfonditi accedendo al sito www.labsus.org (Labsus – Laboratorio per la sussidiarietà – Organizzazione no-profit) e nella recente opera del prof. Gregorio Arena “I custodi della bellezza” (Touring Editore, dicembre 2020).

Gregorio Arena

¹ Gregorio Arena è presidente di Labsus- Laboratorio per la sussidiarietà – Organizzazione no-profit, ed è professore ordinario fuori ruolo di Diritto amministrativo nell’Università di Trento.