Articolo di Andrea Colasio – Assessore alla Cultura del Comune di Padova

Tra il 1835-40 Alexis De Tocqueville pubblicava un libro destinato a lasciare tracce profonde sul piano dell’analisi culturale e politica, un vero e proprio classico: la Democrazia in America. Mi aveva sempre colpito un passaggio che l’autore dedicava a una particolarità della società americana: scriveva che quando lì sorgeva un problema era molto plausibile che si creasse un gruppo di persone che si faceva carico di risolverlo. Un modello societale molto diverso da quello europeo, segnato in profondità dall’idea della centralità dello Stato rispetto alla società.

Cittadinanza attiva

Non è certo un caso se la genesi di Retake è riconducibile a una signora americana: Rebecca Spitzmiller. Lei lo racconta spesso: tanto amava la sua città d’elezione, Roma, tanto era consapevole del degrado che segnava inesorabilmente lo spazio urbano, a partire da quello circostante la sua abitazione. Partirono in due, nel lontano 2009, lei e il figlio, e pulirono le scritte che lordavano i muri vicini e che generavano un forte senso di degrado. Un degrado che veniva percepito anche come sensazione di “illegalità”. Sono passati oramai molti anni da quel primo intervento, cui poi sarebbe seguita, nel 2010, la vera e propria nascita del movimento Retake: le città coinvolte da questo originale fenomeno partecipativo sono oramai una quarantina, e oltre 10.000 le persone che si sono associate. Un bellissimo esempio di cittadinanza attiva.
La cifra costitutiva di Retake ci riconduce a due dimensioni precise, forse prevalenti nel configurarne l’identità: l’amore per il bello e la partecipazione attiva. L’incontro con la nostra città, Padova, era obbligato. Nel 2020 è stata capitale europea del volontariato. Sono centinaia e centinaia le associazioni di varia natura che rappresentano un vero e proprio coagulo sociale. A questo si aggiunga il fatto che Padova, quest’anno, rappresenta l’Italia a livello internazionale in quanto candidata per l’inserimento nella World Heritage List Unesco. Come a tutti noto, nel 1305 Giotto portò a termine proprio qui il suo capolavoro assoluto: la Cappella degli Scrovegni. Pochi sanno però che oltre al capolavoro giottesco la città ospita un ciclo di affreschi che non ha pari e fa di Padova la capitale mondiale del Trecento. Basti pensare al Battistero del Duomo, affrescato tra il 1375 e il 1378 da Giusto de’ Menabuoi. Artefice del progetto fu una donna: Fina Buzzacarini, moglie del Signore di Padova, Francesco il Vecchio da Carrara. Un luogo magico, trasformato nel grande mausoleo della Signoria

Cittadinanza attiva

Carrarese. Per non dire della Cappella di San Giacomo all’interno della Basilica di S. Antonio, voluta da Bonifacio Lupi di Soragna, condottiero e diplomatico al servizio della Signoria padovana. Vi lavorarono, fianco a fianco, due dei più importanti artisti del XIV secolo: Jacopo Avanzi e Altichiero da Zevio. A quest’ultimo si deve anche un altro capolavoro assoluto, un piccolo edificio, speculare alla Cappella degli Scrovegni, realizzato sempre dai Lupi di Soragna nel sagrato del Santo: l’Oratorio di San Giorgio. Le cronache del Trecento ci raccontano che chi vi entrava ne era come estasiato; tali erano l’illusionismo prospettico e il realismo che si aveva la sensazione che i personaggi dipinti ti venissero incontro. Con l’Oratorio di San Giorgio di Altichiero siamo già con un piede dentro il Rinascimento. Tra gli otto siti che fanno parte della candidatura Unesco vi è anche uno dei simboli della Città: il Palazzo della Ragione. Un gigantesco edificio, che a lungo vantò il primato della più grande sala pensile del mondo. Nel Trecento ospitava 17 tribunali e vari uffici notarili e amministrativi. Come raccontava Giovanni da Nono, un magistrato che vi lavorava nella prima metà del Trecento, Giotto dipinse il controsoffitto ligneo del Palazzo: un grande ciclo astrologico, con le 12 costellazioni zodiacali, i 7 pianeti noti “et alia sidera aurea cum speculis”: oltre 3000 stelle dorate. Un capolavoro, ahimé, distrutto da un incendio nel 1420.

Tutti luoghi che in questi ultimi tempi hanno visto delle presenze inedite. Gli amici di Retake non sono certo passati inosservati: al contrario. Un piccolo esercito di circa 300 persone, che dimostrano nei fatti cosa significa “bene comune”. Come dicono spesso Rebecca e Paola Carra, le fondatrici del movimento: “Getteresti mai una cicca di sigaretta nel salotto di casa tua?”. Quando la Città sarà percepita, in tutti suoi spazi, come patrimonio collettivo, come la casa di tutti, potremo dire che le nostre comunità avranno fatto un salto qualitativo enorme.

Oggetto delle “cure” e dell’amore dei volontari sono state le piazze, i luoghi più emblematici della nostra città: Piazza dei Signori, Prato della Valle, via Roma, i canali interni, i parchi e i giardini. Un bel segnale di civiltà. Non è un caso che un bene culturale venga definito “testimonianza di civiltà”. Va aggiunto che se il bene culturale incorpora storia, memoria, il lascito delle generazioni precedenti, è tuttavia non meno importante che esista una “civiltà del presente”. In un bel libro di tanti anni fa (1974) Vittorio Emiliani scriveva che un bene culturale è tutelato e protetto non solo se vincolato dalla Soprintendenza ma se in esso si riconosce la comunità che lo ospita. E’ quello che Retake fa: si riconosce nel nostro patrimonio culturale, lo protegge dall’incuria, ne fa un simbolo di un’identità condivisa. A Padova oggi l’universo mondo di Retake è cresciuto in modo esponenziale, con circa trecento volontari, che hanno saputo coniugare passione e professionalità, dimensione volontaria e organizzazione manageriale.

Cittadinanza attiva

Con Ettore, uno dei motori di Retake padovana, stiamo studiando le modalità con cui l’associazione potrà adottare i pannelli di Mirabilia, che mettono in connessione i luoghi della Padova Carrarese e della Urbs picta, a partire dal Castello Carrarese, che ha già beneficiato delle “cure” di molti volontari e che mi auguro possa essere a breve un luogo dove questi potranno trovarsi.
Interpretando anche il pensiero del Sindaco Giordani e di tutta la Città posso solo dirvi: grazie amici.

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